Pubblichiamo il sermone della vescova episcopaliana Mariann Budde in presenza del presidente Trump, in “www.garriguesetsentiers.org” del 29 gennaio 2025 (traduzione: www.finesettimana.org).
Questo culto nazionale ci riunisce per pregare per l'unità del popolo e della nazione. Non un accordo politico, ma un'unità che rafforzi la nostra unione al di là delle nostre diversità e divisioni. Un'unità che serva al bene comune e ci permetta di vivere in libertà e insieme in un Paese libero. Questa, come ha detto Gesù, è la roccia solida su cui costruire una nazione.
di Mara Rumiz
”L’abolizione della guerra è un progetto indispensabile e urgente
se vogliamo che l’avventura umana continui”
da Una persona alla volta, Gino Strada, Feltrinelli
Difficile scrivere qualcosa su Gino Strada. Non per non sapere cosa scrivere ma perché da scrivere ci sarebbe proprio tanto. Gino era (ogni volta che scrivo era mi viene un groppo alla gola) un vulcano di cose diverse: certamente medico, anzi, chirurgo, fondatore di Emergency, ma anche pensatore e divulgatore, scrittore, attivista accanito per la giustizia, l’uguaglianza e contro la guerra. E per me era un amico, anzi, è ancora un amico. Non è semplice, dunque, condensare in un paio di pagine quello che Gino è stato, tant’è che mentre scrivo mi vengono in mente tanti episodi, tanti discorsi, tante serate passate insieme. Quasi quotidianamente gli parlo, gli chiedo consiglio, lo interrogo su cosa farebbe lui in questo mondo che si è riempito ovunque di guerre, di ingiustizie, di diseguaglianze.
Il povero, scriveva Rainer Maria Rilke in un libro amato da Etty Hillesum – è “come la pioggia di primavera, che, felice, batte sui tetti delle città”; è come “la pioggia che cade su terra scura a primavera”, quella pioggia che dona a “noi che pensiamo la felicità / come un’ascesa”, “l’emozione / quasi sconcertante / di quando cosa ch’è felice cade”. “Si deve diventare […] così semplici e senza parole come il grano che cresce o la pioggia che cade” – scrive Hillesum nelle righe che chiudono la nota di Chiara Anna Lazzarin. Come grano che diviene per tutti pane spezzato, acqua che tutti disseta – perché questo è il vivere del povero: farsi cibo e bevanda, “balsamo per molte ferite”.
Paolo Bettiolo
di Maurizio Ambrosini, in "Avvenire" del 25 gennaio 2025
Un Donald Trump definito “vulcanico” o “pirotecnico” ha dimostrato immediatamente di voler far seguire alle promesse elettorali i fatti. Nel diluvio di ordini esecutivi firmati appena dopo il suo nuovo insediamento alla Casa Bianca il capitolo immigrazione si staglia in primo piano. Trump ha imposto una rigida sterzata in senso restrittivo su entrambi i versanti delle politiche migratorie: quello degli ingressi e quello dell’integrazione sociale. In ambo i casi le sue decisioni hanno assunto profili esorbitanti. Cercano di forzare le prerogative presidenziali, inaugurando una prevedibile stagione di conflitti con giudici, governi locali, attori umanitari della società civile. Attaccando minoranze politicamente deboli, il neo-eletto presidente sembra voler affermare un principio: il leader eletto dal popolo sovrano rivendica poteri pressoché illimitati, che né la Costituzione, né le istituzioni internazionali, né le convenzioni sui diritti umani possono condizionare.
Per il mio cuore che io abbia più pietà; / che d’ora in poi io viva gentile, indulgente con il mio / triste me stesso; non vivere questa tormentata mente / con questa mente tormentata e che tormenta. // […] // […] gioia cresca // dove Dio sa, quando e fino a quanto Dio sa, il cui sorriso / non è estorto, vedi, ma, inatteso, come le montagne si screziano di cieli illumina un amabile miglio”, un breve, felice tratto di via. Spesso questi versi di G. M. Hopkins mi tornano in mente leggendo S. Weil, i suoi duri pensieri sporti su un abisso di fulgida luce nera, com’è quella di Dio.
Citano gli stoici a volte le sue righe, ma dolente un platonico delle ultime generazioni tardo-antiche leggendo le parole di Epitteto che recitano: “Non cercare che quel che accade accada come vuoi tu.
di Giuseppe Tattara
"Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei"
Alessandro Manzoni, Fermo e Lucia
Il “Piano Mattei”, dal nome di Enrico Mattei, influente fondatore del colosso degli idrocarburi Eni, è riemerso come argomento di peso nel discorso di politica estera dell’Italia durante il governo di Giorgia Meloni, in particolare per quanto riguarda l’impegno con l’Africa. L’iniziativa di Mattei del secondo dopoguerra si concentrava principalmente sulla garanzia di risorse energetiche per l’Italia attraverso un approccio orientato al partenariato con le nazioni africane.
Egli prevedeva un rapporto di cooperazione più ampio rispetto allo sfruttamento degli idrocarburi, offrendo ai Paesi africani condizioni migliori rispetto alle altre compagnie petrolifere occidentali. Questo approccio ha assicurato all’Italia le forniture energetiche, e ha anche permesso all’Italia di assumere una posizione di rilievo nei riguardi di alcuni stati come l’Iran e l’Algeria negli anni ‘50.
Nei giorni 2-3 maggio del 2023 si è tenuto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia un convegno su La natura nel pensiero femminile del Novecento, nella cui sessione conclusiva alcune giovani studiose hanno letto e commentato con efficacia ed eleganza una selezione di pagine delle più grandi figure intellettuali del Novecento: Rosa Luxemburg, Simone Weil, Etty Hillesum, Katherine Mansfield, Anna Maria Ortese, Sylvia Plath e Cristina Campo.
Questi testi saranno ora pubblicati con cadenza settimanale sul sito della Rivista Esodo, preceduti da una breve nota introduttiva.
Nel primo, Anna Collini esamina con finezza il legame di Rosa Luxemburg con la natura, restituendone un ritratto intimo, incisivo, commovente.
A un primo sguardo, si dovrebbe dire che non sono tempi favorevoli ai migranti internazionali. Celebrare la loro Giornata internazionale appare inattuale, forse persino provocatorio. Il nuovo patto su immigrazione e asilo nell’Ue e l’elezione di Trump negli Stati Uniti fanno pensare a un inasprimento delle chiusure, con un’accresciuta enfasi su confini e sovranità nazionale. Il governo italiano contribuisce al panorama con reiterate misure restrittive, le ultime delle quali sono la crudele stretta sui ricongiungimenti familiari e la frettolosa chiusura preventiva a eventuali nuovi flussi di rifugiati dalla Siria, che dalle nostre parti non si vedono da anni.
Carissime amiche e carissimi amici,
il Natale, una delle feste cristiane più sentite anche dal mondo laico, rivela il senso profondo e universale dell’irrompere nella Storia di Gesù di Nazareth, che nella piccolezza si fa dono agli uomini e alle donne di ogni tempo.
La continua novità del Natale
In un tempo di polarizzazioni e di fatica a lasciarsi attraversare dalla vita e dalla parola dell’altro (è questo il senso del dia-logos), in un tempo in cui è più facile escludere e alzare mura considerando il diverso un nemico e in cui la fragilità del tempo porta sempre più spesso il volto della violenza1, in un tempo di guerre e genocidi, al quale nessuna autorità, nemmeno sovranazionale, è capace di metter freno, quel Volto richiama l’estrema necessità di far nascere nella vita nostra e del nostro tempo il medesimo Amore. Un amore che si presenta a noi non secondo i canoni dell’umano potere, ma attraverso la fragilità del servizio; non secondo la mentalità dell’inimicizia, ma attraverso l’accoglienza dell’alterità che, se da una parte mette in crisi le nostre sicurezze, dall’altra ci permette di vivere di un indubbio, reciproco arricchimento.
Pagina 2 di 25