Pur non essendo particolarmente interessata allo star system hollywoodiano, c’è un caso che mi sta coinvolgendo molto negli ultimi mesi: si tratta della disputa che oppone la potente coppia Ryan Reynold e Blake Lively al molto meno noto attore, regista e produttore di origine ebrea e italiana Justin Baldoni. La questione è ampia e ruota attorno a un film sulla violenza domestica (“It ends with us”) tratto dal libro omonimo di cui Baldoni ha acquisito i diritti e che ha poi prodotto, diretto e interpretato. L’attrice protagonista, Blake Lively, ha – nel corso della produzione e post produzione – avanzato sempre maggiori richieste di controllo, fino ad arrivare a impedire a Baldoni di presenziare alla prima del film, con la minaccia che se lui fosse stato presente lei e il famosissimo marito l’avrebbero boicottata. In tutto questo la Lively ha condotto una campagna di promozione del film non parlando mai di violenza domestica, ma utilizzando le occasioni pubbliche per promuovere la propria marca di shampoo e – cosa ben peggiore visto l’argomento – di superalcolici. Nei mesi estivi i social si sono scatenati a causa di questi suoi atteggiamenti, rivangando vecchie interviste che ne dimostravano il carattere difficile e Lively per tutta risposta ha denunciato Baldoni di aver orchestrato una campagna di diffamazione contro di lei e per averla abusata sessualmente nel corso delle riprese.
di Paolo Viana, in "Avvenire" del 24 gennaio 2025
La Chiesa di Bolzano-Bressanone chiede perdono alle persone coinvolte nei casi di abuso sessuale e fa sapere che mai più un’accusa sarà risolta con il trasferimento del sacerdote, ma vi sarà un «perseguimento coerente» dei casi sospetti e un comitato proporrà le misure successive, eventualmente anche preventive. Fin qui la notizia civile più importante. Ma le conseguenze dell’inchiesta indipendente che la diocesi ha commissionato sugli abusi ai minori va ben oltre. Non solo perché dalle oltre 600 pagine consegnate dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera emergono, tra il 1963 e il 2023, 67 casi di presunti abusi (9 dei quali sembrerebbero fondati, 44 avrebbero una fondatezza plausibile mentre dubbi sono 14) ma perché questa “perizia” contiene anche dei consigli sulla organizzazione delle attività ecclesiali che ispireranno anche l’imminente “riforma” della Curia altoatesina.
A proposito di un intervento di Edoardo Albinati
di Paola Cavallari, in Il paese delle donne on line
Daly Mary, filosofa femminista, lo aveva raccomandato più volte: occorre connettere le questioni per dare conto dell’estensione, della pervasività e della capillarità del dominio maschile. Pierre Bourdieu, da par suo, ha rinforzato: le interconnessioni sono fondamentali per aprire gli occhi sul dominio maschile, che si serve della dissimulazione e della dissociazione come suoi punti di forza.
In questi tempi di Guerra e pace si parla spesso, purtroppo. Si parla molto meno e con meno intensità e convinzione di violenze sulle donne (l’onda d’urto dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin si è affievolita, ma comunque non annullata). Quasi mai, però, si mettono in connessione i due fenomeni. Si fanno apparire come sfere a sé, irrelate. Più in generale si tende a non mettere in circolo guerra e sesso/sessualità. Divide et impera, verrebbe da dire.
Pubblichiamo l'intervista a cura di Paola Cavallari, pubblicata nella rivista "una città", a quattro donne ebree italiane: Franca Coen, Luisa Basevi, Pupa Garribba, Lia Tagliacozzo.
Franca Coen nel periodo 1978-1997 è stata direttrice dell’Orfanotrofio israelitico italiano Pitigliani; nel 2001-2008 consigliera delegata alle Politiche della multietnicità e intercultura del Comune di Roma, ora è vicepresidente di RfP (Religions for Peace) e coordinatrice di “Donne di fede in dialogo”. È socia dell’Osservatorio interreligioso sulle Violenze contro le donne.
Luisa Basevi è nata a Roma nel 1966, ha vissuto in vari paesi, tra cui Israele. Attualmente risiede a Roma dove insegna lingua ebraica moderna e biblica presso vari enti.
di Paola Lazzarini, in Adista Documenti n. 44 del 23/12/2023
Gli obiettivi di sviluppo posti dall’Agenda 2030 per quanto riguarda la lotta alla discriminazione di genere e l’empowerment di donne e ragazze rappresentano qualcosa in più di semplici auspici, sono impegni precisi che tutti gli Stati del mondo – indipendentemente dal proprio livello di sviluppo – devono integrare, finanziare e rendicontare. Lo Stato del Vaticano non fa parte delle Nazioni Unite, rappresenta l’anomalia di essere “invitato permanente” senza diritto di voto, ma con la facoltà di partecipare ai dibattiti, presentare documenti e contribuire alle discussioni. Di fatto la sua voce è molto influente in questioni etiche, morali e sociali, in questo senso l’atteggiamento della Chiesa Cattolica sull’Agenda acquista un significato che va ben oltre ciò che avviene all’interno delle mura vaticane.
riprendiamo l'articolo di Valentina Pazé pubblicato sulla Rivista il Mulino il 6 giugno 2023
Di che cosa parliamo quando parliamo di maternità surrogata? Oggi tutti si esprimono sull’argomento, con piglio sicuro e toni ultimativi, in un clima politico fortemente ideologizzato e inquinato da confusioni, ambiguità, malintesi, primo fra tutti quello derivante dall’indebita sovrapposizione di questo tema con quello dei diritti delle coppie omosessuali. Può allora essere utile ripartire dall’inizio e provare a fissare alcuni punti fermi.
di Valentina Pazé
Depositatosi, almeno per il momento, il polverone generato dallo stop del Governo all’iscrizione anagrafica dei figli delle coppie omosessuali, impropriamente associato allo spauracchio della maternità surrogata,
di Paola Lazzarini
Non è facile essere cattolici ultimamente, forse non lo è mai stato, ma per un lungo periodo ho pensato che la difficoltà maggiore fosse quella di aderire con la vita ai valori dell’annuncio di Gesù Cristo.
Caso Rupnik: non basta più l’indignazione! Siamo determinate ancor di più a condurre una battaglia senza sconti per denunciare le “strutture di peccato” in cui si radica tale “caso”: un impianto di cui la chiesa cattolica è artefice e protagonista.
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