Il 22 e 23 settembre 2024, in apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (NU), i capi di stato e di governo si riuniranno nel palazzo dell’Onu a New York per il “Summit del Futuro” che adotterà il “Patto per il Futuro”, un “Global Digital Compact” e una “Dichiarazione sulle future generazioni”.
In vista del Summit del Futuro, la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova e la Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova hanno inviato al Governo Italiano alcune proposte concrete da portare a New York.
di Maurizio Ambrosini in "Avvenire" 8 luglio 2024
La cinquantesima Settimana sociale ha cambiato intestazione: non più “dei cattolici italiani”, ma “dei cattolici in Italia”. Non si tratta di un cambiamento nominalistico: significa riconoscere che la popolazione che vive nel Paese non è composta soltanto di cittadini italiani, ma di un’umanità multietnica, con circa 5,3 milioni di residenti stranieri, e sempre più mescolata, per via di matrimoni misti, naturalizzazioni, nuove generazioni che crescono in Italia (872.000 studenti nelle scuole). Anche la Chiesa cattolica in Italia ha assunto un profilo sociografico più articolato e meno prevedibile: non solo per la presenza di religiose, religiosi e preti che arrivano da lontano, ma anche di una componente sempre più radicata di cattolici con origini immigrate, stimati in circa 830.000 (dossier Idos 2023).
di Carlo Bolpin
Tanti con competenza parlano e parleranno di Paolo Ricca, della ricchezza e della profondità dei suoi studi e della sua predicazione, maestro di vita nella fede.
È molto difficile per me parlare ora di Paolo Ricca al passato, in realtà continuo a parlare con lui, a sentire la sua voce sorridente gentile mite, come ho fatto con riconoscenza anche nelle ultime volte quando dall’ospedale lui si è preoccupato di chiamare per dirmi che sarebbe stato difficile per lui venire all’incontro che stavamo organizzando a novembre. Sempre pronto a rispondere alle richieste di consigli, di indicazioni, di scrivere un articolo o di venire a parlare in una piccola parrocchia della provincia veneziana, che lui riusciva a far diventare un colloquio aperto con persone appassionate delle sue parole. La sua capacità di chiarezza teorica era sempre intrecciata alle esperienze della vita personale, anche più intime, con una reciproca illuminazione. Sembrava parlasse a ciascuno e, come è stato scritto, al cuore di ciascuno.
Meglio lasciar parlare Paolo stesso, con l’ultimo articolo scritto per Esodo sulla fede.
Secondo rapporto sulla situazione e i bisogni delle persone migranti in arrivo dalla rotta balcanica a Trieste.
Il presente Rapporto segue quello pubblicato nell’anno 2023 con il titolo “Vite abbandonate. Rapporto sulla situazione e i bisogni delle persone migranti in arrivo dalla rotta balcanica a Trieste nel 2022”. È stato redatto dalla stessa Rete solidale che unisce le forze di associazioni che a Trieste operano sui temi dell’accoglienza, della tutela legale e dell’assistenza umanitaria a persone migranti che arrivano nella città dalla rotta balcanica.
L’attività della Rete era già stata avviata nel 2021, si è rinforzata nel corso del 2022 ed è poi proseguita consolidandosi nel 2023. Ciò ha permesso di attuare un monitoraggio costante e quotidiano della situazione con una collegata attività di supporto e assistenza gestita interamente dagli autori del presente Rapporto con il sostegno crescente della società civile.
di
di Andrea Grillo, in “Come se non” - http://www.cittadellaeditrice.com/munera/ - del 13 giugno 2024
La luce del recente documento Dignitas infinita illumina la questione della guerra in una forma nuova. Prima di tutto leggiamo qui di seguito il testo dei nn. 38-39, con alcune evidenziature. Va detto che la prospettiva del documento è quella della “negazione della dignità infinita”, che nella guerra trova, ahinoi, uno dei suoi luoghi classici. Ecco i due paragrafi dedicati al tema:
38. Un’altra tragedia che nega la dignità umana è la guerra, oggi come in ogni tempo: «guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali e religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana […] vanno “moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una ‘terza guerra mondiale a pezzi’”». Con la sua scia di distruzione e dolore, la guerra attacca la dignità umana a breve e a lungo termine: «pur riaffermando il diritto inalienabile alla legittima difesa, nonché la responsabilità di proteggere coloro la cui esistenza è minacciata, dobbiamo ammettere che la guerra è sempre una “sconfitta dell’umanità”.
di Carlo Bolpin
Concordo con quanto scrive Paola Cavallari sullo “stupro bellico” (Lo stupro bellico: "quintessenziale" della virilità). Penso che occorra alzare la voce sulle tematiche che lei affronta, troppo poco considerate. Non si ripete mai abbastanza il concetto di fondo: “quella dell’uomo sulla donna è la forma di violenza primigenia, […] che funge da modello e precede – se non storicamente certo su un piano simbolico – ogni altra forma di conflitto, sia etnico, religioso, tribale, di classe, di partito o di nazione; in altre parole, il modello della sopraffazione pura, prima dell’oppressione dell’uomo sull’uomo, quella della oppressione dell’uomo sulla donna”. Non se ne traggono le conseguenze sul piano culturale e dell’azione pratica nei diversi settori pubblici e interpersonali.
di Sergio Paronetto, pubblicato in Viandanti il 23 maggio 2024
Una giornata di grazia, una piccola ONU dei popoli. All’Arena “giustizia e pace si baceranno” (Sal 85) del 18 maggio 2024 era presente una folla multicolore di 12.000 persone, espressione di centinaia di associazioni, gruppi e movimenti. Quello di Verona è diventato, nei fatti, il primo incontro italiano dei movimenti popolari (definiti dal papa “poeti sociali”), o, per meglio dire, l’incontro dei movimenti popolari mondiali con associazioni e movimenti italiani.
Tanta gente proveniente da tutta Italia (da Bolzano a Trapani) e da tutto il mondo: il brasiliano J. Pedro Stedile dei Sem terra, l’ugandese Vanessa Nakate del Friday for future, l’afghana Mahbouba Seraj, candidata al Nobel, il palestinese Aziz Sarah con l’israeliano Maoz Inon, la bielorussa Olga Karak; tante donne, collegate in video, dei movimenti femminili Women Wage Peace, Women of the Sun e dell’Alleanza per la pace in Medio Oriente, il filosofo Edgar Morin.
di Laura Munaro
“We refuse to be enemy” (ci rifiutiamo di essere nemici). Così cita la scritta all’ingresso della fattoria denominata Tent of Nations a sud di Betlemme, gestita dalla famiglia Nassar, arabo cristiana, da generazioni. La scritta rappresenta la scelta di vita di Daoud Nassar, il proprietario dell’azienda agricola di famiglia.
Situata su una collina in West Bank - Area C dei territori occupati, la fattoria si estende su 42 ettari. È circondata da cinque insediamenti illegali di Gush Etzion, secondo quanto stabilito dagli accordi di Oslo del 1993 e dalla quarta convenzione di Ginevra. La famiglia Nassar vive vicino al Muro di separazione che divide tutta la Palestina da Israele.
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