di Angelo Reginato
Come ha sognato Gesù la comunità delle sue discepole e dei suoi discepoli? E come possiamo noi tenere vivo quel sogno? Solo rifacendosi al racconto evangelico è possibile trovare una risposta a questi interrogativi. E dunque il compito da affrontare domanda di riaprire le Scritture e dare forma ad una comunità che torni a mostrare un volto evangelico. Si tratterebbe di evidenziare i tratti fondamentali di questa figura di chiesa, mettendo in discussione gli allontanamenti e i tradimenti che ne hanno sfigurato il volto. Ma siamo proprio sicuri che sia questa l’operazione da svolgere? Che l’enunciazione del “tornare all’evangelo”, come programma di riforma ecclesiale, sia risolutivo dell’attuale crisi?
di Luigi Berzano
"L'inaudita solitudine interiore
del singolo individuo" (Max Weber, 1920)
Nella vasta letteratura sulla secolarizzazione, e su Max Weber che ne è stato il primo studioso, manca la riflessione sugli effetti spirituali che la stessa secolarizzazione ha generato da sempre. É stato lo stesso Weber a scriverne a proposito della secolarizzazione del XV secolo con la quale si formò la modernità. In quel periodo, per ragioni materiali, culturali e anche religiose, le scienze, le istituzioni e la stessa visione del mondo iniziarono a rendersi autonome dalla religione e tutto cominciò a uscire dal mondo magico medioevale e a passare dal sacrum al seculum.
di Enrico Lenzi
in “Avvenire” del 16 novembre 2023
«Spesso vi siete sentiti ai margini della vita ecclesiale. Ma senza di voi i modelli di evangelizzazione sarebbero più stantii»: lo ha detto il cardinal Zuppi incontrando i sacerdoti lavoratori. A 38 anni dallo “stop” della Cei a questa via innovativa. «Ci avete insegnato che nella Chiesa ci si può stare sia da preti sia da operai, senza congiunzioni e forzature di sorta».
Le parole del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, sorprendono e commuovono la platea di sacerdoti che hanno alle spalle – o conducono ancora – l’esperienza di prete operaio. E Zuppi aggiunge non solo il «grazie perché avete creduto in quel modello di servizio alla Chiesa e vi siete dedicati con tutto voi stessi», ma anche il riconoscimento che «spesso vi siete sentiti ai margini della vita ecclesiale. Dal centro si fa più fatica a comprendere le periferie».
Rete dei Viandanti | Associazione Viandanti
Il IV Convegno nazionale della Rete Viandanti (Un Buon Pastore. Per un nuovo ministero ordinato. Bologna 30 settembre-1° ottobre 2023) vuole affidare ai battezzati e alle battezzate di buona volontà, alle comunità ecclesiali, a coloro che sono impegnati nei lavori Sinodali e a tutti i vescovi italiani alcune riflessioni – in forma sintetica ed essenziale e come espressione del suo sensus Ecclesiae –, in particolare riguardo alle sfide e alle urgenze, che appaiono più evidenti, ai fini di un rinnovamento del Ministero Ordinato.
di Giancarla Codrignani
Avevo scritto ad alcuni di voi che non ero pronta a ricordare mons. Luigi Bettazzi vescovo emerito di Ivrea come davvero morto. Per noi amici, sparsi in giro per l’Italia e il mondo, don Luigi lo aspettavamo per la festa dei cent’anni, quando, come diceva, sarebbe diventato secolare. Gli anni c’erano tutti e non c’era ragione di pensare che non sarebbe accaduto; ma sembrava sfidare il tempo, infatti il giorno del funerale era atteso alla Casa della Pace di Firenze. Sapere che non c’era più mi ha dato smarrimento, anche se debbo a Giuliana Bonino di essere potuta andare un’ultima volta dall’amico di una vita: era assistente della Fuci quando frequentavo l’università, più o meno settant’anni fa. Con qualche dissolvenza era rimasto il solo superstite degli amici “storici”, per giunta quello che sapeva tutto di me.
di Giannino Piana
La revisione del modo di essere chiesa ha (e non può che avere) implicanze dirette sulle varie componenti del tessuto ecclesiale, in particolare sui carismi e sui ministeri che vanno sempre più ripensati in un’ottica comunitaria e con l’obiettivo di far crescere partecipazione e corresponsabilità. La comunità cristiana non può essere concepita come una massa di individui, che ricercano ciascuno la soddisfazione del proprio bisogno religioso, ma come una realtà viva e articolata in cui ogni fedele è chiamato a fornire il proprio insostituibile apporto all’edificazione della casa comune.
di Giovanna Lazzarin, gruppo Voci fuori luogo dell’associazione storiAmestre
Quando sono andata a conoscere la comunità ortodossa moldava che si riunisce nella chiesetta dell’ex ospedale Umberto I di Mestre, ho avuto una sorpresa inaspettata.
L’idea di contattarla era venuta durante un incontro del gruppo Voci fuori luogo[1] di storiAmestre. In quell’occasione Solomon Seyum, studente allo IUAV, aveva presentato la cerimonia del Meskel, la più importante e sentita festa religiosa etiope, che celebra il ritrovamento della santa croce da parte di sant’Elena. Gianfranco Bonesso, antropologo, aveva ricordato una cerimonia sullo stesso tema, anche se diversa, vista e fotografata nelle Filippine e a me era venuta in mente la venerazione moldava verso sant’Elena.
Il 16 novembre del 1965, alcuni padri conciliari firmarono il Patto delle catacombe, un impegno a vivere lo spirito del Vangelo e del Concilio come "Chiesa dei poveri", per essere testimoni di una chiesa "serva e povera". Luigi Bettazzi fu l'unico italiano a sottoscriverlo.
Di seguito riportiamo il testo del Patto delle Catacombe e successivamente un video in cui Luigi Bettazzi, ospite della parrocchia Spirito Santo di Sestri Ponente a Genova per un incontro dal titolo: Dal Concilio Vaticano II a papa Francesco. Dove passa il futuro della Chiesa.
Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo;
di Vittorio Capecchi
(articolo pubblicato sulla Rivista Il Mulino 8/1967, n. 178, pp. 658-682, ora ripubblicato sulla sua versione online www.rivistailmulino.it, e su www.inchiestaonline.it).
Don Lorenzo Milani è nato a Firenze il 27 maggio 1923 e vi è morto il 26 giugno 1967. Sono passati cent’anni dalla sua nascita e cinquantasei dalla sua morte e il suo messaggio è ancora attuale; in grado di porre interrogativi e suscitare discussioni nella chiesa e nella società. In quella lontana estate del 1967 scrissi un saggio lungo e appassionato che pubblicai sulla rivista “Il Mulino” del mese di agosto 1967. Leggere un proprio scritto di oltre cinquanta anni fa è sempre
uno strano incontro. Il Capecchi di oggi è certamente diverso da quel Capecchi che ha comunque influenzato il Capecchi successivo. Ho ripubblicato il testo integralmente e le citazioni di Don Milani sono riprodotte con questo diverso colore.
A 44 anni, alla fine del giugno scorso, è morto di leucemia Don Lorenzo Milani. Era nato il 1923 a Firenze ma aveva passato tutta la sua infanzia e adolescenza a Milano. La sua famiglia era di radicate tradizioni intellettuali.
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