di Carlo Bolpin
Premessa
I giudizi sulla reazione dell’Ucraina e dei paesi occidentali all’invasione da parte della Russia sono fortemente contrastanti e continuano a dividere trasversalmente le diverse famiglie culturali. Anche tra le Chiese cristiane, e all’interno di ciascuna Chiesa, profonde sono le contrapposizioni in nome della stessa fede.
Come Associazione Esodo, in cui ugualmente esistono questi contrasti pur nell’unanime condanna dell’aggressione russa, manteniamo il nostro stile di ricerca, il metodo del confronto tra opposte posizioni. Uscendo dalle prese di posizione e dalle semplificazioni, abbiamo posto domande sui nodi etici e teologici, che riteniamo di fondo, a esperti di diverse discipline e di diverso orientamento, che continuiamo a pubblicare nel sito.
di Gabriele Scaramuzza
Proprio in questi giorni che segnano il rischio di nuove e più inquietanti escalation del conflitto russo ucraino il calendario ha posto il sessantesimo anniversario della promulgazione della Pacem in terris, l’ultima enciclica di Giovanni XXIII, che vide la propria luce l’11 aprile 1963, pochi mesi prima della scomparsa di Papa Roncalli.
Pubblicata in un crinale drammatico della storia del ‘900, all’acme della guerra fredda, la Pacem in terris ha come antefatto storico la crisi dei missili di Cuba, che dal 16 al 28 ottobre 1962 tenne l’umanità sull’orlo del conflitto nucleare tra le due super potenze statunitense e sovietica, tanto che, come ebbe a dire Arthur Schlesinger, storico e collaboratore del presidente J.F. Kennedy, “non fu solo il momento più pericoloso della guerra fredda. Fu il momento più pericoloso della storia dell’umanità”.
“Facciamo crescere una cultura della pace”, chiede con forza Papa Francesco. Questo è il suo appello nel Video del Papa di aprile, con l’intenzione di preghiera che il Santo Padre affida a tutta la Chiesa cattolica attraverso la Rete Mondiale di Preghiera del Papa.
L’11 aprile ricorre il 60esimo anniversario della pubblicazione dell’enciclica Pacem in terris scritta da Papa Giovanni XXIII e sottotitolata “Sulla pace fra tutte le genti, fondata nella verità, nella giustizia, nell’amore e nella libertà”. Nel video di questo mese, Francesco ribadisce con forza questo messaggio, sottolineando che “la guerra è una follia, è fuori dalla ragione”.
di Maurizio Ambrosini
Erano state 2.406 le morti accertate nel Mediterraneo, e 2.062 nel 2021, senza che un’opinione pubblica distratta fosse disposta a versare qualche lacrima o, più ancora, a incrinare la leggenda di un paese assediato da torme di migranti. Ma la tragedia di Cutro alla fine di febbraio, a pochi metri dalle coste della Calabria jonica, ha scosso la coltre dell’indifferenza, obbligando tutti a guardare negli occhi la sorte di chi attraversa il mare con mogli e figli a rischio della vita. E obbligando a interrogarsi sui dispositivi di sorveglianza del mare e di salvataggio di chi è in pericolo.
Su invito della Presidenza del Consiglio regionale del Veneto è stato presentato il numero 4/2022 di Esodo dedicato A Mafia a Nordest: il caso Veneto.
L’incontro è avvenuto l’8 marzo scorso presso la sede del Consiglio regionale a Venezia, alla presenza dei componenti l’Osservatorio regionale per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e dei rappresentanti di diverse categorie produttive operanti sul territorio regionale. L’incontro è stato coordinato da Francesca Zottis, Vice Presidente del Consiglio regionale e per la redazione di Esodo sono intervenuti Vittorio Borraccetti e Carlo Beraldo.
di Giancarla Codrignani
Siamo in guerra da un anno e rischiamo il terzo conflitto mondiale. La guerra è presente in Congo, in Afghanistan, in Siria, in Birmania, in Burkina Faso, in Iran, nella Palestina di un Medioriente sempre più allargato, in Pakistan, nei Balcani così vicini e già provati: ovunque rischia di degenerare. E’ arrivata in Europa, a dimostrazione che la democrazia è fragile e può essere contagiata dall’incapacità di controllare i conflitti con le armi civili del dialogo diplomatico preventivo. Impensabile diventare indifferenti alla minaccia nucleare per accettazione disinformata, non più innocente.
Rilanciamo il comunicato stampa del Tavolo Asilo e Immigrazione Dall’Europa un altro regalo ai trafficanti, a scapito dei diritti, del 10 febbraio 2023.
Il Consiglio Europeo straordinario del 9 febbraio si è chiuso rilanciando, sulle questioni che concernono la migrazione, le preoccupanti indicazioni proposte dalla Commissione già il 21 novembre scorso, in continuità con una politica migratoria europea che dal 2015 è sempre più restrittiva e miope.
Le decisioni prese vanno in direzione opposta rispetto a quelle politiche che ad oggi non solo appaiono necessarie, ma si dimostrerebbero sicuramente più efficienti ed efficaci. Costruire muri, finanziare ulteriori iniziative di sorveglianza aerea e rafforzare il controllo delle frontiere non impedirà alle persone di rischiare la vita in cerca di sicurezza in Europa. Al contrario, queste misure non faranno altro che costringere le persone a correre maggiori rischi per poter richiedere protezione, mettendole ancor più nelle mani dei trafficanti di esseri umani e costringendole a fuggire attraverso rotte sempre più pericolose.
di Andrea T. Torre
Dalla fine del 2013 l’Italia è stata interessata da un afflusso di persone che hanno attraversato il canale di Sicilia dalla Libia verso le proprie coste. Non è scopo di questo articolo analizzare complessivamente queste dinamiche1, tuttavia, per inserire il tema dell’accoglienza per come si è sviluppata dal 2014 a oggi, sono necessarie almeno un paio di sottolineature.
La prima, quella più generale, vuole contestualizzare il fenomeno degli arrivi via mare come fenomeno congiunturale; non ci sono, come purtroppo è stato comunicato per incompetenza o per mirati obiettivi politici (che hanno portato peraltro ottimi risultati a coloro che hanno usato queste narrazioni) indicatori che confermino l’argomento dell’invasione o del fenomeno “epocale”2.
Queste lettere sono le comunicazioni che Ugo Pellizzon, insegnante in pensione, ha inviato ai suoi amici dalla Repubblica Centrafricana, dove si trova per un periodo di volontariato e di verifica in vista di un suo impegno a più lungo termine nel paese. Lo ringraziamo per la sua testimonianza e la sua condivisione.
2 febbraio 2023
Cari tutti,
è da molto che non mi faccio sentire, ma questo per varie ragioni, tra cui il fatto che sono rimasto senza internet per qualche giorno. Sto bene, e trovo la Repubblica Centrafricana (RCA) molto interessante. Mi colpisce di più il lavoro che fanno tanti missionari e volontari qui, di cui vi voglio parlare.
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