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a cura di Carlo Bolpin, Paola Cavallari, Chiara Puppini
Abbiamo deciso di trattare “la prostituzione” per gli aspetti etici e politici messi in discussione dall’industria del sesso, incrementatasi negli ultimi anni con tecnologie online. Si è così accentuata una cultura che lede la dignità degli esseri umani, ponendo in atto una prassi nociva per le relazioni, con pericoli nella formazione dei giovani.
Il numero affronta pertanto un argomento non solo complesso, ma per lo più posto sotto un pudico silenzio, segno di opportunistica indifferenza e rimozione. Per varie ragioni:
1. è tema tabù; lambisce le aree della vita intima e della sfera sessuale; per cui il bon ton, il pudore e la riservatezza preferiscono evitarlo;
2. è tema in cui si può scivolare in derive da evitare: riprovazione moralistica, visioni oscurantiste, o riduzione a questioni di decenza e pubblico decoro;
3. è tema assai controverso e divisivo, in più aree.
Ci si potrebbe augurare che tali prospettive divergenti costituiscano una ricchezza: per ora sembra arduo, ma non perdiamo la speranza.
Articoli di giovani studiose su una selezione di pagine delle più grandi intellettuali del Novecento
Sono verticale, recita il titolo di una poesia di Sylvia Plath che Marta Bonaventura sapientemente commenta. L’incipit recita: Ma preferirei essere orizzontale, perché solo allora, prosegue, distesa, dormiente, c’è colloquio tra il cielo e me; solo quando sarò distesa per sempre, morta, solo allora gli alberi mi toccheranno e i fiori avranno tempo per me. Prima, la mente la rende verticale, la sbalza fuori dal mondo al quale così non può aver parte. Non c’è in queste righe, in questa confessione di sventura, alcun Padre nei cieli, verso il quale “non possiamo fare alcun passo”, perché “non si cammina in verticale”, ma a cui si può rivolgere lo sguardo, perché “sta a lui cercarci” – in spe.
Lo scriveva Simone Weil – e l’accostamento invita a pensare.
Paolo Bettiolo
Pur non essendo particolarmente interessata allo star system hollywoodiano, c’è un caso che mi sta coinvolgendo molto negli ultimi mesi: si tratta della disputa che oppone la potente coppia Ryan Reynold e Blake Lively al molto meno noto attore, regista e produttore di origine ebrea e italiana Justin Baldoni. La questione è ampia e ruota attorno a un film sulla violenza domestica (“It ends with us”) tratto dal libro omonimo di cui Baldoni ha acquisito i diritti e che ha poi prodotto, diretto e interpretato. L’attrice protagonista, Blake Lively, ha – nel corso della produzione e post produzione – avanzato sempre maggiori richieste di controllo, fino ad arrivare a impedire a Baldoni di presenziare alla prima del film, con la minaccia che se lui fosse stato presente lei e il famosissimo marito l’avrebbero boicottata. In tutto questo la Lively ha condotto una campagna di promozione del film non parlando mai di violenza domestica, ma utilizzando le occasioni pubbliche per promuovere la propria marca di shampoo e – cosa ben peggiore visto l’argomento – di superalcolici. Nei mesi estivi i social si sono scatenati a causa di questi suoi atteggiamenti, rivangando vecchie interviste che ne dimostravano il carattere difficile e Lively per tutta risposta ha denunciato Baldoni di aver orchestrato una campagna di diffamazione contro di lei e per averla abusata sessualmente nel corso delle riprese.
Una donna ancora giovane oziosamente distesa in una mattina di sole all’ombra di un albero. Fiori cadono stupendi su di lei che, staccati dai rami, presto si sfanno. L’enigma di questa bellezza tanto vana nella sua caducità la induce a pensare al suo stesso veloce e vano passare. Ieri, giovanissima, un giovane si era fermato davanti a lei, poi era già suo sposo, difficile quanto amato, e ora lì in quell’ora piena di sole pensa cupa che non vuole un figlio… Un secondo figlio. Un piccolo bimbo gioca vicino a lei e ora richiama la sua attenzione. Lei lo guarda ostile, lui sorride non credendole, solare… e la sua bimba fiducia gioiosa la attira commossa vicino a lui.
Tutto qui. La vita è un terribile enigma, scrive Katherine Mansfield… ma, se non forse un fiore, un bimbo in una breve ora felice apre a incontenibile grazia, annota Eva Avesani.
Paolo Bettiolo
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Vi scrivo oggi per rivolgervi alcune parole in questo delicato momento che state vivendo come Pastori del Popolo di Dio che pellegrina negli Stati Uniti d’America.
1. Il cammino dalla schiavitù alla libertà compiuto dal Popolo d’Israele, così come narrato nel libro dell’Esodo, ci invita a guardare alla realtà del nostro tempo, così chiaramente segnata dal fenomeno della migrazione, come a un momento decisivo nella storia per riaffermare non soltanto la nostra fede in un Dio che è sempre vicino, incarnato, migrante e rifugiato, ma anche nella dignità infinita e trascendente di ogni persona umana [1].
Riprendiamo dalla pagina youtube di Gabrielli editori la registrazione della presentazione del libro di Giuseppe Goisis Con soavi cure. Un cammino nell’umano alla ricerca di senso del 31 gennaio 2025, con gli interventi di Francesco Ghia, Professore associato di Filosofia morale e Filosofia della storia all’Università di Trento e di Alberto Laggia, giornalista, già inviato speciale di "Famiglia Cristiana", Direttore de "L'Amico del Popolo" di Belluno.
Pubblichiamo la lettera aperta dei missionari comboniani alla Chiesa italiana.
Come Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, che operano in vari paesi del Sud del Mondo e in alcune delle periferie umane esistenziali e impegnati nel ministero di evangelizzazione accanto alla Chiesa Cattolica in Italia, desideriamo condividere queste note di preoccupazione e suggerire, con umiltà, alcune proposte.
Viviamo con profondo dolore e indignazione il ritorno con forza, a livello mondiale, di atteggiamenti profondamente razzisti ed escludenti, inerenti al fenomeno delle migrazioni. Guardiamo con preoccupazione ai recenti fatti di cronaca che stanno succedendo in Italia, in Europa, negli Stati Uniti e in varie parti del mondo.
di Luigi Sandri in “Confronti” del febbraio 2025
La “Rete sinodale”, composta da trenta gruppi cattolici di base, si riunirà il 22-23 febbraio prossimi ad Assisi per discutere l’Instrumentum laboris in vista della seconda sessione del Sinodo italiano. Al centro del dibattito temi come l’inclusione delle persone Lgbtq+ e il ruolo delle donne nella Chiesa.
Le proposte mirano a influenzare le decisioni future della Conferenza episcopale italiana. Tra le molte voci che si stanno esprimendo in vista della seconda e ultima sessione del Sinodo italiano (prevista dal 31 marzo al 3 aprile prossimi) vi sono quelle della “Rete sinodale”, cartello formato da una trentina di gruppi, comunità, iniziative, tutte sorte dalla base, ciascuna con le sue caratteristiche e sensibilità, ma coordinatesi per offrire alla Grande Assemblea della Chiesa cattolica italiana suggerimenti e desiderata.
Nelle pagine che Elisa Marconato ci restituisce e commenta, Anna Maria Ortese narra con dolore e ira il proprio smarrimento nei confronti di un’umanità che nella sua grandezza “milanese” patisce un penoso “ottundimento dei sensi”, un’incapacità di discernere e gradire, così che, pur tutto potendo, “non gusta più che poco o niente”. Un’umanità in sé scissa – ci dice –, che rifiutando la natura rifiuta sé stessa, e ne muore. E se non ne muore, è raggiunta dall’amara invettiva del conte/Cristo: “Impazzerei di gioia, se sapessi che essa” – quella natura che, ne è certo, non vuole essere abbandonata dall’uomo, che si strugge per il figlio che l’abbandona – non ha bisogno di noi”.
Paolo Bettiolo
Pubblichiamo il sermone della vescova episcopaliana Mariann Budde in presenza del presidente Trump, in “www.garriguesetsentiers.org” del 29 gennaio 2025 (traduzione: www.finesettimana.org).
Questo culto nazionale ci riunisce per pregare per l'unità del popolo e della nazione. Non un accordo politico, ma un'unità che rafforzi la nostra unione al di là delle nostre diversità e divisioni. Un'unità che serva al bene comune e ci permetta di vivere in libertà e insieme in un Paese libero. Questa, come ha detto Gesù, è la roccia solida su cui costruire una nazione.
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Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa
di Jürgen Habermas
Raffaello Cortina editore
La natura nel pensiero femminile del Novecento
di Isabella Adinolfi e Lucetta Scaraffia
Il Melangolo 2022
Patrilineare. Una storia di fantasmi
di Enrico Fink
Lindau 2025